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Sigari e linguaggi

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Sigari e linguaggi

Messaggiodi sociologist il 26/12/2014, 16:54

Quando ci cimentiamo nella divulgazione delle emozioni, delle sensazioni che abbiamo provato nel corso della fumata di un sigaro, per verbalizzare tutto ciò che abbiamo provato utilizziamo un linguaggio descrittivo, per certi versi un paradosso ed ora cerchiamo di capire il perché .
Se il nostro intento è quello di creare una interazione tutto sommato superficiale , possiamo accettare l'uso di tale linguaggio, ma provate a pensare ad un musicista che ha composto un'opera od anche una canzone e provasse a descrivervi tutto quello che ha provato nel corso della composizione. No, egli di norma ricorre ad un linguaggio ingiuntivo, di stretta derivazione matematica : uno spartito sul quale ha trascritto la "formula" che ognuno può replicare e percepire nel proprio sistema mentale.
Alla stessa stregua un pasticciere piuttosto che descrivere i sapori e gli aromi, può presentarvi il piatto e ingiungere qualcuno a mangiarlo, ovvero darvi la ricetta -siamo di nuovo in presenza di un linguaggio di stretta matrice matematica- affinché possiate replicare il percorso che lo ha condotto a ideare un piatto e le sensazioni correlate.
Se ogni palato e' evento unico ed irripetibile, il linguaggio descrittivo - presentazione, a crudo, primo tercio, secondo tercio,terzo tercio e considerazioni finali- porterà ineluttabilmente ad una accettazione acritica, ovvero pura suggestione che è funzione della relazione tra chi scrive e chi legge una recensione - ovvero il fumatore che legge ha una posizione complementare one-down rispetto a chi recensisce-.
Mero influenzamento così com'è nella logica della comunicazione.
Un altro caso deriva dalla posizione di chi legge e dalla relazione che lo lega al recensore, se il primo si percepisce in posizione di one-up, tenderà a confutare le impressioni di fumata ed a respingerle, in tutto od in parte.
Assumiamo che spesso, se non sempre, chi scrive di sigari tende ad influenzare chi legge, con lo scopo -dichiarato o meno- di operare un cambiamento nelle abitudini di chi legge, spingendolo a fumare ciò che gli aggrada o, al contrario, disincentivare la propensione al consumo di un sigaro che ha bocciato.
La resistenza al cambiamento e' il fenomeno con cui egli deve scontrarsi , che è tanto più radicata quanto più strutturata ed inveterata e' la carriera di fumatore di colui che legge.
Quando si scrive o si parla al pubblico di un sigaro, si utilizza il proprio schema di riferimento ed il linguaggio che ci è proprio, costringendo il lettore ad adattarsi al linguaggio di chi scrive o parla .
Chiunque abbia familiarità con la resistenza al cambiamento , sa che deve usare studiare il linguaggio che è proprio di chi sta ad ascoltare , se vuole avere una speranza di operare quale agente di cambiamento, ora se è complesso immaginare tale processo in sede di esposizione mediante inchiostro, la produzione orale e in un contesto connotato da interazione faccia a faccia muta radicalmente.
Se intendo mutare le abitudini del fumatore, debbo tenere conto che agisco avendo di fronte una o più persone che, nella loro realtà di secondo ordine, non trovano motivi per cambiare le loro radicate abitudini e le loro credenze in tema di fumo lento.
Quindi, è sulla realtà di secondo ordine che debbo lavorare per introdurre un cambiamento, più lo allerto sulla mia volontà di influenzarlo è maggiore sarà la resistenza che incontrerò.
Gli stratagemmi che dovrò escogitare mutano in funzione della persona che mi sta di fronte, ciò non toglie che se sono riuscito a indurre il cambiamento con processi e procedure funzionali, posso tentare di ripetere l'escamotage.
Il linguaggio descrittivo, ovvero il raccontare le proprietà positive di un sigaro, producono un cambiamento se l'altro comunicante mi percepisce come esperto e percepisce se stesso come neofita o giù di lì, se il rapporto è simmetrico questa modalità comunicativa ha probabilità di riuscita assai basse.
Il ricorrere ad un linguaggio ingiuntivo : fuma questo sigaro e fammi sapere che cosa ne pensi, ha già maggiori probabilità di un esito positivo, cambiare le abitudini del fumatore.
Se il fumatore con cui interagiamo di percepisce come esperto, potremmo provare con uno stratagemma di questa natura: mi hanno regalato alcuni di questi sigari, fumane uno e dammi la tua opinione. Sollecitiamo il narcisismo del nostro interlocutore .
In ultima analisi e come ultima ratio vale sempre il principio del "come se", valido in particolare per esemplari che provengono da un terroir differente: prova a fumare questo sigaro come se fosse uno dei tuoi preferiti...
A voi la tastiera!
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Iscritto il: 26/01/2006, 17:03

Re: Sigari e linguaggi

Messaggiodi sociologist il 17/01/2015, 15:15

Una semplice storiella che potrà essere di aiuto alla comprensione del mio pensiero:
Il maestro Pai-chang voleva scegliere un monaco cui affidare l'incarico di aprire un nuovo monastero. Convocò i suoi discepoli, pose una brocca sul pavimento e disse loro: "Sceglierò chi saprà descrivere questa brocca senza nominarla".
"È un vaso di forma rotondeggiante, con un manico e un becco" rispose il più colto dei suoi allievi.
"È un recipiente di colore grigio e serve per contenere acqua o altri liquidi" disse un altro.
"Non è uno zoccolo" intervenne un terzo più spiritosamente.
Gli altri monaci non dissero nulla, perché erano convinti di non poter escogitare definizioni migliori.
"Non c'è nessun altro?" domandò il maestro.
Allora si alzò Kuei-shan, che nel monastero era un semplice inserviente. Egli prese la brocca in mano e la mostrò a tutti senza dire nulla. Pai-chang dichiarò: "Kuei-shan sarà l'abate del nuovo monastero".
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