Deprecated: Function set_magic_quotes_runtime() is deprecated in /web/htdocs/www.forum-cca.it/home/forum/common.php on line 106
Cigar Club Association • Leggi argomento - A Massimo De Giovanni

A Massimo De Giovanni

Utilizzare questa sezione per gli argomenti non ricompresi nelle altre sezioni specifiche

Moderatori: stjep, Lazzaro Santandrea, bob_rock

A Massimo De Giovanni

Messaggiodi sociologist il 18/11/2014, 15:43

Per mille ragioni non posso essere presente ai funerali del nostro compianto, ma imperituro Amico. Ho scritto queste righe che desidero condividere con voi.

Ho scritto della difficoltà umana a comprendere i sentimenti per il tramite della comunicazione numerica – le vuote parole- anche a proposito del divorzio – momento di cesura per il quale solo da poco esistono, anche se non diffusi , riti che si fondano sulla comunicazione analogica.
Quando veniamo al mondo, in un lasso di tempo che varia da cultura a cultura, ci portano in chiesa fasciati in una veste bianca, con le candele tenute dai padrini e col sacerdote che ci versa sul capo l’acqua del fonte battesimale.
Quale importanza riveste questo rito? Non sarebbe più semplice e diretto firmare un registro dove i padrini ed il sacerdote attestano la volontà dei genitori di battezzare il loro figlio?
Un foglio di carta, un certificato – ancora comunicazione numerica, parole che non hanno efficacia in tema di sentimenti- viene in soccorso il rito, che assolve la funzione di facilitare la comprensione di quello che sta accadendo, di introiettare il passaggio da una condizione che ci pone fuori di una determinata confessione religiosa ad un’altra che ci accoglie nella Chiesa.
Scrivevo del divorzio perché è complesso comprendere che il matrimonio è finito, che adesso i due coniugi sono separati, solo dalla firma delle carte che sanciscono questa realtà giuridica.
Pensate alla complessità dei riti che accompagnano il matrimonio dove la firma sui registri comunali finisce coll’ essere la porzione meno importante.
Lo sposo che attende sull’altare ed il padre della sposa che la accompagna per simboleggiare il passaggio da uno stato all’altro – da una famiglia all’altra-, tutto ciò magari preceduto da una festa di addio al celibato-nubilato e seguito da altri componenti del complesso rituale.
Anche gli eventi luttuosi necessitano di un rituale codificato perché aiuti a comprendere ed accettare la dipartita di un familiare o di un amico, una reazione piuttosto comune e’ quella di incredulità , di rifiuto della morte che ci spinge ad immergerci nel dolore e rotolarci dentro finendo col perpetuare uno stato di disagio psichico, che deriva appunto dalla mancata comprensione ed accettazione della morte di una persona cara.
Il dolore si amplifica e si prolunga oltre ogni aspetto lecito ed umano se continuiamo a rievocarlo, a tenere nel dominio della vita ciò che appartiene al dominio della morte.
È solo un’imposizione legale quella di portare i corpi delle persone morte al cimitero o nasconde altre e ben più rilevanti necessità?
Credo si siano verificati diversi casi, ben più di quanto sia lecito immaginare, di persone che hanno vegliato o hanno vissuto con un cadavere in casa per giorni o perfino settimane; certo sono casi che sconfinano nell’ambito della relazione patologica, però qualcosa ci dicono.
Non è forse vero che la vedova inconsolabile è colei che veste di nero e piange diverse volte al giorno rievocando le virtù del marito scomparso? Perché bendiamo le ferite? Forse per evitare di toccare i lembi della piaga in modo tale che essa non guarisca mai?
Per il lettore credente cito adesso due importanti assiomi della Bibbia:
la necessità di separarsi dai propri genitori e di formare una propria famiglia e quella di seppellire i morti.
Non appartiene all’economia di questo breve scritto discettare intorno alla necessità di sviluppare una propria autonomia, però il seppellire i morti ha una valenza che va ben oltre le parole e si colloca nel simbolismo della separazione fisica dall’estinto.
Il dolore ha una sua propria funzione, perché evita che le lacrime siano ingoiate anziché essere versate e questo è rilevante, si deve provare dolore sarebbe innaturale reagire facendosi cogliere dall’anestesia emozionale!
Però il dolore ha un limite temporale, è una medicina che va assunta per un periodo breve di tempo, oltre il quale diviene agente di paralizzazione e portatore di disfunzioni che pagheremmo a caro prezzo.
Gli abiti scuri, il saluto alla bara, la cerimonia religiosa ed i baci di consolazione, perfino il rito di portare del cibo nella casa del defunto, il calare la bara in una fossa che andrà riempita ed infine il ritorno a casa.
Tutti elementi di comunicazione analogica, di comportamenti che sostituiscono le parole inefficaci e che ci consentono di introiettare –proiettare al nostro interno- una delle verità incontrovertibili della condizione umana: essere mortale!
Ci possiamo sbizzarrire, in funzione del nostro credo, su quello che accade dopo la morte, però è importante accettare questa condizione che ci vede morire e che porta alla separazione.
Il seppellire ha, dunque, la funzione di reificare la separazione fisica ed aiuta a comprendere che essa è ineluttabile.
Quel che resta sono gli insegnamenti ricevuti, i ricordi più belli degli attimi passati insieme, le piccole grandi gioie che abbiamo condiviso, il sentimento dell’amore –nelle sue diverse accezioni- e quello dell’amicizia, restano tante di quelle cose di cui gioire piuttosto che farsi coinvolgere e condividere dolore che dà feedback al dolore in un circuito che si autoalimenta e diventa disfunzionale.
Noi viventi apparteniamo ad un dominio, quello della vita, i morti appartengono al dominio della morte, ciò che ci unisce non è un nodo scorsoio che porta anche noi a morire diverse volte, quanto la gioia di aver conosciuto chi è morto.
Come scrisse De André:
è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati.
Avatar utente
sociologist
 
Iscritto il: 26/01/2006, 17:03

Torna a Discussioni generiche

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 0 ospiti

cron